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Le rose di Ravensbrück

Incontro con Mirella Stanzione
(ex deportata nel lager di Ravensbrück)

Sabato 31 gennaio
alle ore 16.00, Casa della Musica, Piazza San Francesco 1 - Parma

Nel sistema dei lager nazisti, Ravensbrück era un campo totalmente femminile a ottanta chilometri a nord di Berlino: donne erano le internate e donne le carceriere.
Le migliaia di italiane, tedesche, polacche, austriache, francesi e russe che vi furono internate vennero sfruttate come manodopera per confezionare divise della Wehrmacht, utilizzate come prostitute nei bordelli interni di altri campi di concentramento, usate come cavie umane per la “sperimentazione” medica, uccise con lo Zyklon B e bruciate nei forni crematori.
Si stima che tra il 1939 e il 1945 il campo di Ravensbrück abbia ospitato circa 130.000 deportate. I documenti sopravvissuti alla distruzione da parte dei nazisti indicano circa 92.000 vittime.

L'iniziativa è organizzata nell’ambito della mostra "Trame di pace" a cura del Consorzio solidarietà sociale
a cura di
Centro studi movimenti
Fondazione Matteo Bagnaresi

in collaborazione con
Comune di Parma – Assessorato alla Cultura
Consorzio solidarietà sociale

con l’adesione di
Associazione Futura
Associazione Vagamonde
Centro Antiviolenza Parma
Cooperativa Lunaria
Pozzo di Sicar

Info: 328-9769438 / 333-5410221
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Come Commissione Audit siamo pienamente solidali con gli educatori che in questo momento stanno lottando per assicurare il diritto degli studenti disabili ad una piena integrazione nella scuola e nella società e contemporaneamente salvaguardare il loro diritto al lavoro.
Non intendiamo scadere nella polemica scatenata dal Sindaco e dalla Giunta su questo argomento, ma vogliamo affrontare il problema, suggerendo alcune proposte per andare nella direzione della sua soluzione.
Siamo consapevoli che le politiche di austerità europee e i vincoli di finanza pubblica che gli Stati si sono impegnati a rispettare, con l’ingresso nell’unione monetaria e con trattati fondati su regole e meccanismi contabili rigidi ed insostenibili, hanno avuto conseguenze fortissime sui territori: questo è uno degli esiti.
Il taglio dei trasferimenti dallo Stato, nel bilancio di previsione 2015 di Parma,ammonta secondo le stime dell’Amministrazione a20/25 milioni di euro in meno rispetto a quelli già tagliati precedentemente.
Tuttavia il patto contabile per la stabilità non deve venire prima di qualsiasi altro patto sociale con la cittadinanza.
Le criticità del bilancio di Parma, in parte derivate da questo contesto critico, in parte a scelte locali delle precedenti amministrazioni, oggi richiedono una svolta radicale.
Il piano di risanamento proposto dal commissario Ciclosi, non ha fatto altro che aggravare questa situazione: di fatto gli investimenti sono impediti fino al risanamento del bilancio, previsto in 5 anni.  Ciò significa che per ripagare il debito in pochi anni, alla città è imposto un duro regime di tagli e un’imposizione fiscale insostenibile: infatti tutte le aliquote IRPEF e le aliquote TASI e IMU sono al massimo. Nel 2014 a settembre, dopo il pagamento della prima rata (50%), gli introiti IMU erano a 49 milioni, quelli TASI a 18 milioni, IRPEF 24 milioni, COSAP 3,6 milioni.

Le nostre proposte sono dunque le seguenti:
1) Domani. Non è pensabile che non si trovino 120000 euro per arrivare alla fine dell’anno scolastico, senza traumi per gli studenti. Il bilancio consuntivo del 2014 sicuramente può permettersi una spesa di tale importo; ci sembra che non volere trovare una cifra così piccola, manifesti la volontà della Giunta di introdurre un abbassamento nella qualità del servizio offerto,al fine di procedere ad una separazione del servizio dal lavoro che gli educatori svolgono. Infatti, come si potrebbe garantire un servizio efficace senza garantire una presenza qualificata, attenta, preparata, pronta a rispondere ai bisogni di ogni singolo alunno? Come può un educatore, da solo, seguire “un gruppo” di ragazzi disabili, anche solo per un’ora, sapendo che questi hanno bisogni decisamente più complessi rispetto a quelli degli altri studenti?
2) Nel breve termine. Una via praticabile è quella di rivedere la spesa corrente che per il Comune di Parma si aggira attorno ai 280 milioni: all’interno di questa parte c’è il “debito”- cioè i mutui contratti con le banche - la relativa quota di interessi e i pagamenti ai fornitori. Se è vero, come sostiene l’Amministrazione,che i debiti coi fornitori sono stati saldati, si può e si deve agire chiedendo una moratoria sul pagamento degli interessi: cioè una revisione delle aliquote e una dilazione ulteriore nel tempo (non si capisce perché pagare in 5 anni anziché in 10). Un Comune lo può fare. In questo modo molte risorse destinate al pagamento degli interessi sul debito potrebbero essere liberate per essere destinate alla spesa sociale, quindi anche per l’integrazione dei disabili e per i loro educatori.
La necessità del Comune di reperire risorse aggiuntive per recuperare i tagli dei trasferimenti non può essere scaricata sui cittadini più deboli.
3) Nel medio termine.E’ necessario lavorare sull’evasione fiscale. Attraverso gruppi di lavoro ad hoc, convenzioni con altri Enti ed Autorità,dalla Prefettura all’Agenzia delle entrate,occorre implementare la spesa per affinare gli strumenti informativi e migliorare la comunicazione tra coloro che possiedono banche dati da incrociare e confrontare,al fine di intercettare l’evasione.Anziché spendere denaro pubblico per inutili viaggi di rappresentanza o per pagare consulenti di immagine, si lavori affinché i proventi dall’evasione fiscale illegalmente sottratti alla collettività, a questa tornino.
4) Un altro fronte su cui è necessario riflettere riguarda le esternalizzazioni, che hanno consentito per anni di eludere i vincoli di finanza pubblica. All’origine c’è il presupposto, tutto ideologico, che l’affidamento dei servizi a privati o cooperative costituisca un risparmio per l’ente pubblico e produca ricchezza per la società. Questo principio non ha retto alla prova dei fatti: non esiste un dato, anche solo empirico, che dimostri la bontà delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni. Non si è ancora visto il miglioramento della qualità dei serviziq quando gli appalti sono al ribasso e il lavoro è precarizzato e sottopagato. Anzi, la concorrenza che si scatena fra le imprese aumenta la corruzione, la malapolitica, gli intrecci affaristico-mafiosi. E’ vergognoso che a fronte di una spesa di 20,75 euro all’ora, erogati dal Comune alle cooperative a cui appartengono gli educatori, questi lavoratori percepiscano un salario netto di 7,5 euro l’ora, con paghe mensili che non superano i 1000 euro. Su tutta la questione risulta ancora più colpevole il silenzio delle cooperative, che non hanno aperto bocca durante tutta questa vertenza per intervenire a favore dei propri soci/lavoratori.
Non esistono dati che dimostrino risparmi ed efficienza per l’ente pubblico e per la collettività qualora i servizi siano esternalizzati. E’ vero il contrario. In primis in campo educativo laddove il principio della continuità è fondamentale.
Il problema del rinnovo degli appalti, che questa Giunta ripresenta regolarmente alla scadenza di ogni contratto, deve essere dunque risolto attraverso la reinternalizzazione dei servizi, mantenendo i posti di lavoro con contratti a carico dell’Amministrazione Comunale.
Questa giunta, col pretesto dei tagli ai costi di bilancio, mette in concorrenza i diritti, pone in competizione i lavoratori fra di loro, divide la società, spinge al razzismo, viene meno ai principi di solidarietà e di uguaglianza che devono essere alla base del vivere civile, fomenta le guerre fra poveri e disgraziati. Una comunità degna di questo nome deve mantenersi unita e collettivamente chiedere che i diritti vengano rispettati. Tutti.

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Fiaccolata, appello dei promotori

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Dopo le proteste, i presidi, le iniziative, per sabato 31 gennaio è stata organizzata una fiaccolata che partirà da via Verdi e si concluderà sotto la sede del Comune di Parma. La mobilitazione è stata chiamata dal gruppo "genitori infuriati" per protestare contro i tagli al servizio, la riduzione dell'orario degli educatori, che si concretizzerà dal 1° febbraio, e per sensibilizzare la cittadinanza di Parma, coinvolgendo tutte le Scuole ed Istituti di Parma e Provincia, riguardo ai tagli del welfare con conseguenze drastiche sui disabili.

Sabato 31 gennaio, ore 18.00, via Verdi

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Nasce Casa “Matteo Bagnaresi”

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QUANDO I MOVIMENTI RIESCONO A CAMBIARE LA REALTÀ: UNA VITTORIA PER LA DIGNITÀ, UNA VITTORIA PER I CITTADINi

L’occupazione degli alloggi annessi all’ex cinema Lux di Piazzale Bernieri si è conclusa il 29 dicembre 2014 con la fuoriuscita dei nuclei occupanti cui è stata garantita una soluzione alternativa.
Una famiglia era già uscita da quasi un anno in seguito ad assegnazione casa emergenza, le altre 4 famiglie si sono già trasferite in un palazzo di proprietà della curia e gestito dal Comune di Parma in Piazzale San Giacomo che è stato concesso in comodato all’Associazione Senza Frontiere strettamente collegata alla Rete Diritti in Casa.
Nello stesso edificio si trasferiranno a breve anche le famiglie che stanno tuttora occupando lo Spazio Popolare Autogestito Sovescio di via Bixio 61 così come parte delle attività socio/ricreative che sono ospitate nello stesso palazzo.
Questo edificio era vuoto ed inutilizzato, senza nessuna destinazione d'uso prossima e la concessione in comodato costituisce un valore aggiunto per tutta la città, essendo patrimonio pubblico che rientra nella disponibilità dei cittadini, assolvendo alla funzione fondamentale di casa e riparo per persone che oggi incolpevolmente non possono permettersi un affitto e non hanno altresì la possibilità di entrare in casa popolare data la scarsità e l'inadeguatezza del patrimonio residenziale pubblico.

Il trasferimento delle 2 occupazioni nel nuovo edificio di Piazzale San Giacomo è frutto di una lunga trattativa tra occupanti e Amministrazione Comunale che vede rispettati i principi base da sempre seguiti dalla Rete Diritti in Casa in tutte le trattative che si intavolano in caso di sfratti e sgomberi: la garanzia del passaggio da casa a casa e il rispetto di standard minimi di vivibilità per la soluzione alternativa.
Per la Rete Diritti in Casa la concessione del comodato per il palazzo che accoglie gli ex occupanti non costituisce né un risultato eclatante né una sconfitta del movimento di lotta per la casa costretto al compromesso. Il criterio base che da sempre la Rete persegue è quello di dare una risposta concreta alle persone che intraprendono con la Rete il percorso di lotta per l’abitare, questo perché si ha l’ambizione di rendere il movimento di lotta per la casa un movimento di massa, che viva concretamente la possibilità di raggiungere con la lotta risultati concreti e sempre più ampi.
La purezza la lasciamo volentieri agli eroi, a noi importa che il movimento di lotta per l’abitare prenda sempre più corpo e consistenza e il raggiungimento di piccoli obiettivi come il rinvio di uno sfratto, la concessione di una casa d’emergenza, il riallaccio di utenze dopo un distacco, la concessione di un immobile in comodato o di una residenza rafforzano la convinzione che la lotta paga e fanno crescere coscienza e speranze per chi sta dentro la lotta o per chi vi deve entrare.
Il fatto che le istituzioni vengano a patto con il movimento di lotta per la casa a Parma è il risultato di un lungo percorso iniziato nel 1999 con la lotta contro la chiusura degli alloggi per migranti di Via Piacenza. Nel tempo i rapporti di forza che la mobilitazione per il diritto all’abitare ha saputo mettere in piedi sono cresciuti esponenzialmente, abbinati a una buona capacità di denuncia dei disastri causati dalla trasformazione in pura merce della naturale esigenza di avere un luogo in cui vivere la propria intimità e le proprie relazioni sociali e della inconsistenza delle politiche abitative pubbliche. Le istituzioni sono dovute venire a patti e trattare alla pari con gli occupanti e con chi li sostiene perché gli sgomberi dei due palazzi occupati avrebbero avuto un duro costo sia in termini repressivi che sociali ed hanno preferito evitare di colpire duro anche perché sanno bene che il movimento di lotta per la casa ha capacità di agglomerare intorno a sé altri percorsi politici e sociali che avrebbero implicato una dura resistenza. La trattative è stata condotta oggi con un’Amministrazione pentastellata che ha riconosciuto in questa ed altre occasioni la consistenza del percorso di lotta portato avanti in città e che non ha potuto fare a meno di concedere qualcosa. Siamo ben coscienti che questa trattativa non può costituire un precedente generalizzabile così come non poteva esserlo la concessione del comodato da parte della Provincia per la Casa Cantoniera di Via Mantova. Tantomeno ci sentiamo corresponsabili per tante scelte incondivisibili fatte dall’amministrazione Pizzarotti.
Ogni parziale risultato non ferma la lotta per la casa a Parma così come nel resto d’Italia. La lotta contro la speculazione privata e contro la mancanza di politiche pubbliche che ne limitino il dominio prosegue come se nulla fosse. Dopo il boom edilizio (e speculativo) degli anni 2000 ci si trova oggi nell’assurda situazione per cui a fronte di una emergenza abitativa drammatica inasprita da una crisi che non ha fine per migliaia di famiglie nella nostra città (milioni in Italia), c’è sovrabbondanza di alloggi nuovi e vecchi inabitati che potrebbero benissimo esaurire il bisogno. A fronte di rivendicazioni che questo sistema economico politico non può tollerare (requisizione dello sfitto e dell’invenduto) la lotta continua ovunque con le requisizioni dal basso, le lotte per l’autorecupero di alloggi pubblici e privati, tutti percorsi che creano una nuova solidarietà e ricomposizione tra sfruttati e bisognosi e che prospettano nuovi modi di intendere l’abitare e il vivere incentrati sul mutuo appoggio e l’autogestione, con i quali si superano ostacoli che la gestione pubblico/burocratica rende spesso insormontabili.
Stiamo parlando di percorsi necessariamente di lungo periodo che necessitano di intersecarsi e intrecciarsi con altri percorsi di lotta che si muovono con gli stessi presupposti e che hanno la necessità di una dimensione per lo meno nazionale che si sta delineando.
E’ un percorso questo che non prende neanche in considerazione le tempistiche e i tatticismi delle scorciatoie elettorali e che non sente la mancanza di un soggetto politico istituzionale forte a sinistra perché sta cercando di creare con altri percorsi di lotta simili una strada diversa e più consistente per creare una società nuova.

PARMA 11 GENNAIO 2015

Rete Diritti in Casa

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Un compagno è in coma, colpito alla testa calci e sprangate in un raid dei militanti di Casapound di Cremona, Parma e Brescia, al termine della partita Cremonese-Mantova, contro il centro sociale Dordoni. Una cinquantina di fasci si sono staccati da un gruppo di tifosi e hanno assaltato il centro sociale. I compagni (7 o 8) che erano dentro al centro sociale in quel momento hanno tentato, riuscendoci, a respingere l’attacco, ma uno di loro è rimasto a terra, colpito ripetutamente con spranghe e calci al volto e al capo. Emilio è ancora ricoverato all'ospedale di Cremona con una emorragia cerebrale molto estesa ed è in pericolo di vita.
Ascolta le corrispondenze
Durante la serata di ieri al centro sociale di Cremona sono arrivati militanti dalle città vicine per portare la loro solidarietà. Al termine dell'assemblea  è stata indetta per oggi, lunedì 19 gennaio una giornata nazionale di mobilitazione diffusa nei territori e per sabato 24 gennaio un corteo nazionale antifascista, determinato, autodifeso e militante con la parola d'ordine: chiudere subito tutte le sedi fasciste!
Tutti i compagni di Parma si stringono attorno ad Emilio e ai suoi compagni!

NO PASARAN!

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Spazio Popolare Autogestito Sovescio - via Bixio 61

Venerdì 9 gennaio 2014

LONG ISLAND PARTY benefit per HSB

H 16.00 apertura info Point BARRICATE e BBBOTTEGA della Mercatiniera
H 19.30 proiezione di video su partilhar (progetto brasiliano di educazione)
H 23.00 in consolle trash'80 con Sindaco, Ziro e Gio

Vino, birra e Long Island Ice Tea a prezzi popolari!

Ingresso 2 euro

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NO ALLA VENDITA DELLE CASE POPOLARI !!!

Negli ultimi mesi le case popolari in Italia sono al centro di una fortissima polemica massmediatica : da un lato si attaccano gli occupanti abusivi di case popolari a Milano, dall’altra parte partiti e gruppuscoli politici reazionari e xenofobi come la lega e casapound continuano a sostenere il diritto di precedenza degli italiani nelle assegnazioni delle case popolari.
Ma sono questi realmente i problemi che vivono gli abitanti delle case popolari?
A Parma non esistono case popolari occupate abusivamente e questo per una precisa scelta del movimento di lotta per la casa di Parma che ha da sempre preferito ricorrere all’occupazione dei tanti alloggi e palazzi privati vuoti (ce ne sono a migliaia) piuttosto che occupare case popolari non abitate e si è sempre preferito far pressione su Comune e Acer affinchè ristrutturasse ed assegnasse piuttosto che occupare mettendo in contrasto gli occupanti con i possibili assegnatari. A Milano la cosa è molto diversa perché gli appartamenti vuoti sia nuovi che in attesa di ristrutturazione sono più di 10.000 ed è assurdo che l’Aler (ente gestore) non provveda alle assegnazioni di fronte a un’emergenza così devastante e a migliaia e migliaia di domande di case popolari inevase e quindi riteniamo giusto che tante famiglie ricorrano all’occupazione di alloggi Aler sfitti per sopravvivere.
Per quel che riguarda la precedenza agli italiani nelle assegnazioni c’è da dire che almeno a Parma le domande di italiani per le case popolari non sono tantissime e che alcuni criteri e normative per l’assegnazione agevolano già gli italiani e coloro che risiedono da tanto tempo nel territorio.
Poi riteniamo che sia più che legittimo che le case siano date a chi ne ha bisogno, trovandosi in situazione di difficoltà economica e sociale tale per cui la mancanza di casa rischia di mettere a repentaglio la vita e la salute di donne uomini e bambini.
I veri problemi legati alle case popolari sono in realtà ben altri e ben lo sanno coloro che vi abitano: innanzitutto per le case popolari non ci sono più investimenti né per farne di nuove né per ristrutturare quelle esistenti. Un altro grande rischio però è in arrivo per gli assegnatari:
la Conferenza Stato-Regioni, infatti, si appresta probabilmente alla prima data utile, ad approvare un decreto attuativo emanato il 27 agosto dal ministero delle Infrastrutture che disciplina la MESSA IN VENDITA delle case popolari ex Iacp: gli immobili andranno valutati “al valore di mercato” e messi all’asta a cominciare da quei palazzi in cui la proprietà pubblica è inferiore al 50 %.
L’unica facilitazione per gli inquilini, se così si può dire, è che avranno diritto di prelazione cioè potranno comprare l’alloggio dove vivono pagandolo però al prezzo di mercato. Se per le aste si muoveranno grandi gruppi immobiliari e speculatori avremo poi come esito una ulteriore massiccia privatizzazione e la perdita del controllo pubblico su quel poco di edilizia pubblica che esiste in italia, (siamo ultimi in Europa insieme a Spagna e Grecia).
Il decreto attuativo che consentirà agli enti locali le vendite dell’ERP deriva dal cosiddetto Piano Casa del Governo Renzi poi convertito in legge, decreto che da un lato con l’articolo 5 colpisce duramente coloro che occupano per necessità case vuote privando gli occupanti della utenze e negando la residenza, dall’altro lato non interviene se non con vaghe promesse per i finanziamenti all’ERP mentre procede molto velocemente per la messa in vendita degli alloggi ex IACP.
Si tratta di un attacco in grande stile contro le fasce più povere della società. Attacco che viene completato dalla propaganda di regime che nei talk show e notiziari indica negli occupanti e negli immigrati il problema. Il problema vero è dato da chi lascia le case vuote a marcire e mette addirittura in vendita le case popolari!!!.
Va detto che le regioni (cui spetta la competenza sulle politiche per la casa) possono rifiutarsi di applicare la vendita dell’ERP – il Friuli Venezia Giulia, ad esempio, ha già fatto sapere che non lo farà –, ma il dato resta: il decreto che consente di vendere “al valore di mercato” i circa 770 mila alloggi di edilizia popolare arriva proprio mentre i nuovi tagli ai trasferimenti costringono regioni e comuni a recuperare risorse in ogni modo. Il gran clamore sulle case popolari per esempio agevolerà la vendita delle case popolari a Milano aggravando una situazione già disperata.
I fondi introitati dagli enti pubblici per la vendita dovrebbero servire per costruire altri alloggi popolari e per fare le manutenzioni ma è più che evidente che per costruire un alloggio nuovo non basta la vendita di un alloggio vecchio. Poi c’è da considerare che gli inquilini con diritto di prelazione che rifiuteranno o non potranno acquistare l’alloggio in cui vivono(evidentemente non hanno grandi mezzi economici altrimenti non sarebbero inquilini di case popolari) dovranno essere trasferiti in altro alloggio ERP, cosa che oltre a costituire uno sradicamento dal luogo in cui si è spesso vissuto per una vita, bloccherà per anni le nuove assegnazioni perché gli alloggi vuoti saranno assegnati per i trasferimenti. C’è quindi bisogno di una grande mobilitazione contro la vendita delle case popolari e contro il Piano Casa del Governo. Gli abitanti delle case popolari vedranno che al loro fianco per contrastare la vendita non ci sarà nessuno dei politici che dicono di difendere gli italiani ma solo i movimenti di lotta per la casa con i tanti migranti che ne fanno parte.

SABATO 10 GENNAIO 2015 ORE 17:00

ASSEMBLEA PUBBLICA CONTRO LA VENDITA DELLE CASE POPOLARI
SALA CIVICA LARGO 8 MARZO 9/A QUARTIERE CINGHIO/MONTANARA

CON LA PARTECIPAZIONE DEL COMITATO ABITANTI SAN SIRO (MILANO)
E COMITATO INQUILINI VIA GANDUSIO (BOLOGNA)

RETE DIRITTI IN CASA PARMA : Sportello di lotta per il diritto all’abitare e contro i distacchi delle utenze tutti i martedì dalle 18:30 alle 20:30 presso Casa Cantoniera Via Mantova 24 Parma.

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