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problema casa: assessori inetti e spocchiosi
Wednesday 10 March 2010

pellacini1 PRESIDIO VENERDI' 12 MARZO DALLE ORE 16.00 in Piazza Garibaldi

di seguito il comunicato stampa dopo i fatti di ieri:

L’assessore Pellacini, in un’intervista concessa (o documento spedito alla stampa) afferma che ieri, 8 aprile, è stato”circondato e aggredito verbalmente” da alcuni esponenti della rete Dormire Fuori che stazionavano sotto i portici del palazzo comunale e che effettuavano un presidio per la richiesta di una soluzione al disagio di una famiglia di nazionalità marocchina che da ieri è dovuta uscire dall’albergo ove l’amministrazione l’aveva collocata. Non pensavamo che il Pellacini fosse di temperamento così pauroso da sentirsi aggredito e circondato da un gruppo di 5 o 6 persone che mai sono venute a contatto ravvicinato con lui (ed esistono documenti video che possono dimostrarlo, alcuni già apparsi sulla stampa cittadina). L’aggressione verbale può essere quantificata in inviti a fare il proprio mestiere di assessore (per il quale gli è stato rinfacciato di essere abbondantemente pagato dai soldi dei parmigiani) e trovare soluzioni agli ormai innumerevoli casi di indigenza. Di rincalzo alle affermazioni del Pellacini interviene (nello stesso articolo) l’ineffabile assessore Lasagna con le sue ormai fritte rifritte affermazioni di piena disponibilità a risolvere problemi che restano, comunque, sempre più irrisolti e sempre più gravi. (e non solamente nel campo dell’immigrazione ma anche per l’assistenza agli anziani e via dicendo).

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Governare con la paura
Wednesday 10 March 2010

governare* La paura. Lo strumento di potere del nuovo sovrano, per scongiurare la lotta degli oppressi
* Il divieto di manifestare, le leggi anti-sciopero, le minacce contro chi alza la testa e si ribella
* L’odio fomentato ogni giorno contro gli stranieri, colpevoli di attentare ai “nostri beni”…

Mercoledì 10 marzo alle ore 21 in borgo San Giuseppe 5

Proiezione del video “Governare con la paura” (di Deaglio, Cremagnani e Portanova).

Seguirà dibattito.

Organizza Battaglia Comunista

 
continua il processo agli antifascisti toscani
Wednesday 10 March 2010

antifa4da senzasoste.it

Lunedì 8 marzo si è svolta la quarta udienza del processo sui fatti dell’11 ottobre a Pistoia. Arrivati a questo punto continuare a raccontare le vicende processuali, diventa quasi un’impresa. Gli elementi sui quali l’accusa ha basato il suo teorema sono caduti dopo la farsa dei riconoscimenti e le testimonianze contraddittorie e inefficaci dei pizzaioli Lucarelli e Romondia, “amici” di Casapound. Al contrario tutti gli accusati hanno risposto con ferma decisione alle domande senza mai dimostrare nessuna difficoltà o cedimento, ripercorrendo lucidamente i loro movimenti nella giornata passata a Pistoia. Durante la giornata abbiamo assistito a un soporifera indagine di situazioni note e stranote, a tal punto che il massimo che il PM è riuscito a fare è costruire le sue domande invertendo “soggetto e predicato” e ponendo attenzione sugli “avverbi”, mentre l’avvocato dell’accusa ha proprio smesso di intervenire, limitandosi a ripetere ritualmente di non avere “nessuna domanda per il test”. La vera “devastazione e saccheggio” (quella dell’accusa tra l’altro già caduta dopo le prime udienza) è quella rivolta alle vite di chi ancora subisce ingiustificate misure cautelari, quella verso i familiari e gli amici che sostengono questa inutile agonia. Le uniche note meritevole di attenzioni contengono elementi a favore della difesa. È emerso da più testimonianze un fatto di cui già si era sentito parlare ma al quale è stata finalmente data rilevanza formale nel processo. Nella notte passata in Questura, mentre ancora molti degli accusati attendevano di conoscere i motivi del fermo, una ragazza, scambiata inizialmente per una giornalista, annotava l’abbigliamento dei presenti. Una volta interrogata sul suo ruolo ha ammesso di essere la ragazza di Alessandro Tomasi, il consigliere comunale di Alleanza Nazionale.

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Esercito a Parma: i nostri eroi sgominano Ubriaco Manifesto e Presunto Spacciatore
Saturday 06 March 2010

soldatoA pochissimi giorni dallo sbarco dell'Esercito a Parma, l'operazione "Strade sicure" raggiunge già due grandi successi, l'identificazione di un giovane italiano per Ubriachezza Manifesta e di un giovane immigrato per Presunto Spaccio. Di seguito, i fatti. Ieri sera, verso le 23.30 circa, un nostro compagno ha avuto l'ardire di rivolgere alcune frasi ai militari che "pattugliavano" via d'Azeglio (pericolossissima strada dell'Oltretorrente) circa l'utilizzo dell'esercito in città; il poliziotto che faceva da badante ai militari gli ha immediatamente chiesto i documenti con la motivazione che le sue frasi "sconnesse ed irrispettose" sarebbero state il frutto di Ubriachezza Manifesta. Così, al fine di verificare l'identità del compagno e per verbalizzare la sua presunta ubriachezza manifesta, veniva invitato a seguirli in Questura. Ci sono voluti solo 10 minuti perchè una cinquantina di compagni arrivassero ad affollare la strada della Questura. La sua permanenza (non si trattava di fermo, non si trattava di arresto) e la stesura dei verbali di contestazione è durata per più di un'ora; la cosa ha creato un certo scalpore e la protesta della piccola folla accorsa. Ci sembra chiaro che la temeraria azione dei militi e della polizia è stata mossa dalla volontà di punire un'opinione, espressa nell'ordinario esercizio di un diritto di opinione nonchè di critica (tra l'altro strumentalizzando e falsificando alcuni fatti accaduti, nonostante ci fossero decine di testimoni). Via d'Azeglio, come del resto via Farini ed altre strade, come ogni venerdì sera, sono piene di "ubriachi manifesti", ma in questo caso i documenti sono stati richiesti solo al pericoloso dispensatore di opinioni.

Oggi, sulla Gazzetta di Merda, è comparso un articolo su un'altra coraggiosa azione dei nostri militi, ai danni di un giovane immigrato che "sembra fosse più sospetto degli altri" (?). "Via Saffi, presunto spacciatore fermato dai militari", era il titolo dell'articolo in cui si definiva questo semplice fermo e la conseguente traduzione in Questura per identificazione (anche se non gli è stata trovata una sola briciola di droga addosso e tralasciando il razzismo di fondo che ha molto probabilmente animato i militi), come una "prima piccola vittoria sul campo" dei nostri nuovi eroi...

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Comunicato Rete diritti in casa e SRU
Saturday 06 March 2010

neffaTutti conoscono la Storia di Neffae e famiglia: da mesi vivevano su un furgone in via Isola, bambine comprese. Poi è arrivata la stampa, la vicenda è stata resa nota e apparentemente il Comune si è mobilitato per trovare una soluzione. Apparentemente appunto, perchè dopo due settimane di residence in attesa che il clamore destato dalla stampa svanisse, lo stesso Comune ha deciso che per questa famiglia non ci sono più soldi e quindi che domani, 7 marzo, dovrà ritornare sul furgone o meglio, in Marocco.

Infatti" l'offerta" fatta dai servizi sociali è questa, il pagamento del biglietto di ritorno per il Marocco per la moglie e i figli e il dormitorio per Neffae intanto che non si troverà un lavoro. Perchè le braccia di Neffae servono eccome, ma per il Comune che si vanta di avere servizi sociali efficenti e si dice paladino della famiglia e della sua unità Neffae è solo questo, un paio di braccia potenzialmente utili alla nostra economia, economia a cui la sua famiglia non serve, anzi è un peso.

Purtroppo,ancora una volta la triste verità si svela sulla pelle di una famiglia, al di là di proclami e propaganda i servizi sociali non hanno le forze e i fondi per far fronte agli effetti della crisi e la politica a favore della famiglia vale solo davanti alle telecamere e ai taccuini, fuori da quest'ambito le persone, famiglie o no, sono considerate solo se economicamente rilevanti altrimenti diventano pesi da espellere.

Rete Diritti in Casa - S.R.U.

 
Nuovo picchetto dei lavoratori a Cerro al Lambro
Saturday 06 March 2010

sciopero2Dopo le violente cariche del 12 febbraio, i lavoratori della Cooperativa Papavero che gestisce la movimentazione delle merci nei capannoni dello spedizioniere Gls Executive di Cerro al Lambro, hanno deciso di scendere ancora in sciopero per le condizioni di lavoro, per il reintegro di un lavoratore licenziato e per il riconoscimento della loro rappresentanza sindacale Slai Cobas.

Appena il corteo di un centinaio di compagni e compagne è arrivato nella piazza antistante l'intero comprensorio industriale, un forte contingente di polizia e carabinieri ha fronteggiato i lavoratori spintonandoli per fermare il tentativo di bloccare la piazza. I lavoratori che dopo le ultime cariche avevano deciso tutti di indossare i caschetti protettivi, hanno cercato di resitere al tentativo di accerchiamento fino a bloccare la strada, sedendosi per terra. Dopo aver visto che la polizia dirottava i camion sul prato per saltare il blocco, si è partiti con un corteo che ha attraversato le vie di Cerro al Lambro.

A questo sciopero erano presenti i lavoratori di altre cooperative venuti a portare la loro solidarietà capendo che la Gls Executive, contando sull'appoggio dei sindacati confederali, vuole piegare la lotta di questi lavoratori come segnale tutto politico di come repressione e concertazione siano gli unici strumenti per affrontare il conflitto sociale, le relazioni sindacali e il rapporto tra padroni e le lotte. Ma i lavoratori non si piegano, la lotta continua.

 
Primo marzo dentro ai CIE
Friday 05 March 2010

joyMentre in tutta Italia si svolgevano le mobilitazioni di piazza in occasione del 1° marzo, contro il razzismo e il neo-schiavismo, la lotta dentro i CIE ha ripreso il suo cammino; in realtà questo cammino non si è mai interrotto ma, anzi, intensificato a partire dal varo dell'ultimo pacchetto sicurezza del governo Berlusconi l'8 agosto 2009. L'attuale protesta ha preso corpo nel CIE di Ponte Galeria (Roma) domenica sera, in seguito a nuove e ulteriori restrizioni sulle ore d'aria a disposizione dei detenuti, apportate dalla cooperativa Auxilium, subentrata alla Croce Rossa nella gestione del centro. I detenuti del Cie di Roma si sono immediatamente rivoltati incendiando materassi e sciarpe.

Quando i detenuti del Cie di Corelli hanno saputo dell'accaduto a Ponte Galeria, si sono riuniti in assemblea ed in tutte le sezioni è stato proclamato lo stato di agitazione sotto forma di sciopero della fame. Tramite continue consultazioni fra i vari CIE si è quindi allargato ulteriormente il fronte di lotta a livello nazionale; da ieri sono in sciopero: Ponte Galeria-sezione A, MIlano, Bologna, Gradisca e da oggi Torino-sezione gialla.

Queste sono lotte certamente disperate, costrette a scontrarsi con lo strapotere degli apparati repressivi che lo stato scaglia loro addosso, costrette a subire l'isolamento e talvolta l'osctracismo di una "società civile" talmente arretrata da non voler guardare in faccia la realtà dei rastrellamenti e dei nuovi lager, costrette a far forza solo su sè stesse e sul sostegno degli antirazzisti radicali che, a costo della propria libertà (come nel recente caso dei compagni torinesi imprigionati per "reato associativo d'opinione", oppure del processo che il 26 marzo si svolgerà contro diversi antirazzisti milanesi per "manifestazione non autorizzata sotto via Corelli"), si ostinano ad urlare che quei luoghi infami rappresentano una violenza inaudita per gli immigrati che vi vengono imprigionati e, allo stesso tempo, una minaccia per l'insieme della società.

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