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(Inter)Nazionale
continua il processo agli antifascisti toscani PDF Stampa E-mail
Wednesday 10 March 2010

antifa4da senzasoste.it

Lunedì 8 marzo si è svolta la quarta udienza del processo sui fatti dell’11 ottobre a Pistoia. Arrivati a questo punto continuare a raccontare le vicende processuali, diventa quasi un’impresa. Gli elementi sui quali l’accusa ha basato il suo teorema sono caduti dopo la farsa dei riconoscimenti e le testimonianze contraddittorie e inefficaci dei pizzaioli Lucarelli e Romondia, “amici” di Casapound. Al contrario tutti gli accusati hanno risposto con ferma decisione alle domande senza mai dimostrare nessuna difficoltà o cedimento, ripercorrendo lucidamente i loro movimenti nella giornata passata a Pistoia. Durante la giornata abbiamo assistito a un soporifera indagine di situazioni note e stranote, a tal punto che il massimo che il PM è riuscito a fare è costruire le sue domande invertendo “soggetto e predicato” e ponendo attenzione sugli “avverbi”, mentre l’avvocato dell’accusa ha proprio smesso di intervenire, limitandosi a ripetere ritualmente di non avere “nessuna domanda per il test”. La vera “devastazione e saccheggio” (quella dell’accusa tra l’altro già caduta dopo le prime udienza) è quella rivolta alle vite di chi ancora subisce ingiustificate misure cautelari, quella verso i familiari e gli amici che sostengono questa inutile agonia. Le uniche note meritevole di attenzioni contengono elementi a favore della difesa. È emerso da più testimonianze un fatto di cui già si era sentito parlare ma al quale è stata finalmente data rilevanza formale nel processo. Nella notte passata in Questura, mentre ancora molti degli accusati attendevano di conoscere i motivi del fermo, una ragazza, scambiata inizialmente per una giornalista, annotava l’abbigliamento dei presenti. Una volta interrogata sul suo ruolo ha ammesso di essere la ragazza di Alessandro Tomasi, il consigliere comunale di Alleanza Nazionale.

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Nuovo picchetto dei lavoratori a Cerro al Lambro PDF Stampa E-mail
Saturday 06 March 2010

sciopero2Dopo le violente cariche del 12 febbraio, i lavoratori della Cooperativa Papavero che gestisce la movimentazione delle merci nei capannoni dello spedizioniere Gls Executive di Cerro al Lambro, hanno deciso di scendere ancora in sciopero per le condizioni di lavoro, per il reintegro di un lavoratore licenziato e per il riconoscimento della loro rappresentanza sindacale Slai Cobas.

Appena il corteo di un centinaio di compagni e compagne è arrivato nella piazza antistante l'intero comprensorio industriale, un forte contingente di polizia e carabinieri ha fronteggiato i lavoratori spintonandoli per fermare il tentativo di bloccare la piazza. I lavoratori che dopo le ultime cariche avevano deciso tutti di indossare i caschetti protettivi, hanno cercato di resitere al tentativo di accerchiamento fino a bloccare la strada, sedendosi per terra. Dopo aver visto che la polizia dirottava i camion sul prato per saltare il blocco, si è partiti con un corteo che ha attraversato le vie di Cerro al Lambro.

A questo sciopero erano presenti i lavoratori di altre cooperative venuti a portare la loro solidarietà capendo che la Gls Executive, contando sull'appoggio dei sindacati confederali, vuole piegare la lotta di questi lavoratori come segnale tutto politico di come repressione e concertazione siano gli unici strumenti per affrontare il conflitto sociale, le relazioni sindacali e il rapporto tra padroni e le lotte. Ma i lavoratori non si piegano, la lotta continua.

 
Primo marzo dentro ai CIE PDF Stampa E-mail
Friday 05 March 2010

joyMentre in tutta Italia si svolgevano le mobilitazioni di piazza in occasione del 1° marzo, contro il razzismo e il neo-schiavismo, la lotta dentro i CIE ha ripreso il suo cammino; in realtà questo cammino non si è mai interrotto ma, anzi, intensificato a partire dal varo dell'ultimo pacchetto sicurezza del governo Berlusconi l'8 agosto 2009. L'attuale protesta ha preso corpo nel CIE di Ponte Galeria (Roma) domenica sera, in seguito a nuove e ulteriori restrizioni sulle ore d'aria a disposizione dei detenuti, apportate dalla cooperativa Auxilium, subentrata alla Croce Rossa nella gestione del centro. I detenuti del Cie di Roma si sono immediatamente rivoltati incendiando materassi e sciarpe.

Quando i detenuti del Cie di Corelli hanno saputo dell'accaduto a Ponte Galeria, si sono riuniti in assemblea ed in tutte le sezioni è stato proclamato lo stato di agitazione sotto forma di sciopero della fame. Tramite continue consultazioni fra i vari CIE si è quindi allargato ulteriormente il fronte di lotta a livello nazionale; da ieri sono in sciopero: Ponte Galeria-sezione A, MIlano, Bologna, Gradisca e da oggi Torino-sezione gialla.

Queste sono lotte certamente disperate, costrette a scontrarsi con lo strapotere degli apparati repressivi che lo stato scaglia loro addosso, costrette a subire l'isolamento e talvolta l'osctracismo di una "società civile" talmente arretrata da non voler guardare in faccia la realtà dei rastrellamenti e dei nuovi lager, costrette a far forza solo su sè stesse e sul sostegno degli antirazzisti radicali che, a costo della propria libertà (come nel recente caso dei compagni torinesi imprigionati per "reato associativo d'opinione", oppure del processo che il 26 marzo si svolgerà contro diversi antirazzisti milanesi per "manifestazione non autorizzata sotto via Corelli"), si ostinano ad urlare che quei luoghi infami rappresentano una violenza inaudita per gli immigrati che vi vengono imprigionati e, allo stesso tempo, una minaccia per l'insieme della società.

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[MO]Compagno aggredito da CPI PDF Stampa E-mail
Wednesday 03 March 2010

manifesto piazza fontana light Nella notte tra sabato e domenica, a seguito di un'importante giornata di iniziative antifasciste che hanno interessato l'intera città di Modena, con numerosi presidi, che sono riusciti ad impedire lo svolgimento di una conferenza organizzata da CasaPound all'interno di una sala comunale, il responsabile cittadino della formazione neofascista ha ferito ad una mano con un'arma da taglio un antifascista che aveva preso parte alla mobilitazione.
Con la più scontata e squallida metodologia fascista, quella delle lame, CasaPound Modena ha dimostrato una volta in più, come se ancora ce ne fosse bisogno, l'infamità che li contraddistingue: incapaci di fronteggiare la determinazione dei compagn*, e di una città intera, che si mobilita contro razzismo, omofobia e retaggi fascisti, aggrediscono e accoltellano con il favore delle tenebre e, non paghi, si rivolgono agli amici questurini, denunciando a loro volta aggressioni.
Nell'esprimere la nostra solidarietà al compagno, allo spazio Guernica, e agli antifascisti modenesi tutti, ribadiamo ancora una volta l'importanza di scendere in piazza per contrastare e impedire qualsiasi tentativo di propaganda e legittimazione dei neofascisti nelle nostre città. A Torino come a Modena, saremo presenti ogni qualvolta gruppuscoli di nostalgici, razzisti e xenofobi cercheranno di conquistare spazi sui nostri territori, nelle nostre scuole e nelle nostre università.

Network Antagonista TorineseCsoa Askatasuna- Csa Murazzi- Koll.
Studenti Autorganizzati- Coll.Universitario Autonomo

 More info: http://controinfo-mo.noblogs.org/

 
Solidarietà ai compagni torinesi e a Radio Blackout PDF Stampa E-mail
Wednesday 24 February 2010

accendiAd un mese dalla scadenza prevista del contratto d'affitto con cui Chiamparino cerca di mettere a tacere la storica voce libera e indipendente di Torino, Radio Blackout ha subito ieri mattina un attacco censorio e intimidatorio. Nel pieno della campagna "Spegni la censura, accendi Blackout!", con un'operazione di polizia inconsistente, in realtà mirata a criminalizzare l'Assemblea Antirazzista Torinese, che da mesi organizza iniziative di protesta contro l'orrore e la tortura dei CIE, i centri di identificazione ed espulsione, Radio Blackout è stata sequestrata ieri mattina per più di 6 ore, impedendo al quotidiano palinsesto di contro-informazione di andare in onda; per più di un'ora è stato anche staccato il segnale radio e messi sotto sequestro apparecchiature informatiche fondamentali per la quotidiana attività della radio. L'operazione ha visto ben 23 perquisizioni, 3 arresti cautelari in carcere e altre 3 custodie ai domiciliari ed è costruita su reati di scarsissima rilevanza penale: insulti, reati contro il patrimonio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e una generica associazione a delinquere. Tre dei colpiti da questi provvedimenti sono redattori della radio. A ordire la trama contro i nemici pubblici, il sostituto Pm Andrea Padalino, già salito agli onori delle cronache per la proposta razzista di rendere obbligatorie le impronte digitali per gli/le immigrati/e. Diamo tutta la nostra solidarietà agli arresati e ai denunciati. Ci uniamo ai compagni colpiti nella denuncia della pretestuosità di questo attacco intimidatorio che cade in un momento particolare della vita di Radio Blackout e della stessa città di Torino, e che ha tentativo di reprimere e "normalizzare" una delle poche voci libere della città.

Spegni la censura, accendi Blackout!

 
BOLOGNA, 7 MARZO, ASSEMBLEA NAZIONALE SULL'EMERGENZA ABITATIVA PDF Stampa E-mail
Saturday 20 February 2010

blocco_sfrattiIl Coordinamento nazionale AS.I.A./ RdB, considerando gravissimo quanto avvenuto a Bologna il 16 febbraio scorso, con lo sgombero di 20 nuclei in emergenza abitativa, organizzati con la rete Bologna Prende Casa e con l’AS.I.A./ RdB, i quali per necessità avevano occupato uno stabile pubblico da tempo inutilizzato, ritiene necessaria una risposta che non sia solo locale.

L’assenza di risposte e l’utilizzo dell’ordine pubblico come strumento di gestione della crisi stanno infatti diventando due certezze che si ripetono in tutta Italia. La settimana scorsa, davanti la Prefettura di Roma, si sono registrate violente cariche contro il movimento romano per il diritto all’abitare e contro i precari, gli studenti, i migranti e i lavoratori che stavano pacificamente manifestando nel corso del tavolo anticrisi predisposto tra Prefetto, Enti Locali e associazioni imprenditoriali. Numerosi inoltre sono stati i provvedimenti di sgombero nei confronti di chi ha provato ad organizzarsi, da Palermo a Firenze, da Roma a Cagliari, da Milano a Bologna. Lo stillicidio degli sfratti per morosità e le insolvenze con i mutui, a cui si aggiungono cartolarizzazioni e dismissioni, stanno definendo una composizione sociale larga e differente per capacità di reddito, ma accomunata da una evidente difficoltà a resistere nella casa dove abita o ad accedere ad un alloggio.

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Solidarietà a Manolo e Costantino PDF Stampa E-mail
Wednesday 17 February 2010
maniCi tenevamo a diffondere questa interessante intervista [Ascolta] di Radio Onda d’Urto all’avvocato Pelazza sulla detenzione di due compagni, Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio, arrestati il 18 Gennaio con l'accusa di "associazione finalizzata al terrorismo" e "partecipazione a banda armata". Questi arresti, chiesti dal Procuratore aggiunto di Roma Piero Saviotti e ordinati dal gip Maurizio Caivano, sono legati all'inchiesta del 10 Giugno a causa della quale erano stati arrestati altri 6 compagni, di cui 5 attualmente rinchiusi nel carcere di Siano ed uno agli arresti domiciliari. Il metodo di costruzione di questa inchiesta è lo stesso usato in molte altre inchieste politiche: accuse aleatorie, il reato associativo, seguito dal clamore mediatico e le dichiarazioni dei ministri, e così via. E' dal 10 di giugno 2009 che vanno avanti le indagini. Senza che nulla di nuovo sia emerso, sono stati effettuati questi due nuovi arresti. E' evidente che questi arresti erano stati eseguiti per rilanciare un'inchiesta che nel suo prosieguo non aveva trovato altri elementi validi di accusa. Queste inchieste sono in realtà l'espressione di un utilizzo dello strumento penale delle indagini come costante inchiesta su delle aree politiche. Manolo Morlacchi è figlio di Pietro, fondatore del nucleo armato delle Brigate Rosse nel 1972 insieme a Renato Curcio, Alberto Franceschini e Mario Moretti. Ha scritto un bel libro sulla figura del padre, intitolato "La fuga in avanti". Il suo cognome è sufficiente secondo la DIGOS e la Magistratura (che non hanno nemmeno avuto lo scrupolo di leggersi il libro, ma solo delle sue recensioni) ad avanzare la richiesta dell'arresto secondo un risibile "reato associativo".
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