| [CIE] i lager in rivolta |
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| Monday 17 August 2009 | |
Anche se i tg e la stampa nazionale tacciono, dopo il pestaggio di un ragazzo malato di cuore appena trasferito nel C.I.E. di Ponte Galeria a Roma, nei Centri di Identificazione ed Espulsione per immigrati si sta estendendo la protesta. I primi giorni di agosto dal CIE di via Corelli a Milano è partito un comunicato in varie lingue (italiano, arabo, castigliano, rumeno, albanese…) che annunciava lo sciopero della fame e della sete e lanciava un appello alla lotta e alla solidarietà, cancellando tutte le divisioni per nazionalità o lingua. Nei giorni seguenti, nel CIE di Gradisca d’Isonzo è scoppiata una rivolta, repressa poche ore dopo con lacrimogeni, perquisizioni interne ed isolamento per i prigionieri, che hanno però proseguito la lotta attraverso lo sciopero della fame. Lo stesso è accaduto nei CIe di via Corelli a Milano e Corso Brunelleschi a Torino.
Ovviamente anche qui la repressione non si è fatta attendere a lungo: militari e polizia per sedare le proteste hanno effettuato cariche, pestaggi, intimidazioni e isolamento dei reclusi.Gli immigrati protestano contro le pessime condizioni materiali di vita dei Centri ma soprattutto contro l’entrata in vigore del “Pacchetto sicurezza” che prevede, tra le altre cose, il passaggio dai due ai sei mesi di detenzione amministrativa. Protestano, nonostante nei Centri venga loro raccontato che questa misura toccherà soltanto chi verrà fermato da domani in poi, mentendo sul loro futuro. Protestano come possono, con le battiture, incendiando lenzuola e cartoni, salendo sui tetti. A Torino e Milano alcuni compagni stanno portando solidarietà fuori dalle mura. La sera del 13 agosto, 14 dei rivoltosi del CIE di via Corelli (5 donne nigeriane e uomini di varia nazionalità) sono stati arrestati e processati il giorno dopo per resistenza, incendio doloso e per altri capi d’imputazione, mentre a Torino la Croce Rossa iniziava le ritorsioni negando l’acqua alle persone in sciopero della fame o facendo trovare uno scarafaggio nella pasta a chi ha deciso di concludere lo sciopero. Lo stesso giorno, 47 detenuti sono stati deportati da Corelli ai CIE di Bari Palese (Centro in condizioni pessime in cui i detenuti sono costretti a vivere in mezzo alla sporcizia) e Brindisi, non si sa se in transito verso altri Cie o verso l’espulsione. Alcune agenzie di stampa affermano che questi trasferimenti sarebbero dovuti al fatto che due moduli abitativi sui cinque che compongono Corelli risultano inagibili dopo le sommosse: se questo fosse vero, è evidente che questa settimana di lotta sta chiudendo nei fatti dei bei pezzi di Cie. E non possiamo che esserne felici. Nei giorni successivi la rivolta non si è comunque fermata e a Torino una ventina di immigrati sono saliti nuovamente sui tetti. Oggi, i reclusi deportati da Corelli nel CIE di Bari via aereo (con un poliziotto ciascuno seduto accanto a loro), hanno dato vita ancora ad una battitura e nuove proteste. Non demordono, nonostante che il Battaglione San Marco, di stanza nel Centro, continui a minacciarli di cariche e pestaggi. Gli immigrati stanno innalzando senza paura e tutti uniti il livello della protesta, cercando in tutti modi di far arrivare la loro voce aldilà delle mura. E’ necessario accogliere il loro appello alla solidarietà e alla lotta contro i lager di stato in cui sono rinchiusi uomini e donne INNOCENTI. NO AI LAGER - NO AL PACCHETTO SICUREZZA - SOLIDARIETA’ CON I RECLUSI - TUTTI LIBERI! Telefona per protestare al CIE di Torino: 0115589918 - 0115588778 – 0115589815 Scarica l’appello da mandare alla CAMST di Torino per le blatte: http://www.autistici.org/macerie/wp-content/uploads/blatta1.pdf ; fax: 011 7750231, tel: 011 7750211 Ascolta e leggi: http://www.autistici.org/macerie |
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Anche se i tg e la stampa nazionale tacciono, dopo il pestaggio di un ragazzo malato di cuore appena trasferito nel C.I.E. di Ponte Galeria a Roma, nei Centri di Identificazione ed Espulsione per immigrati si sta estendendo la protesta. I primi giorni di agosto dal CIE di via Corelli a Milano è partito un comunicato in varie lingue (italiano, arabo, castigliano, rumeno, albanese…) che annunciava lo sciopero della fame e della sete e lanciava un appello alla lotta e alla solidarietà, cancellando tutte le divisioni per nazionalità o lingua. Nei giorni seguenti, nel CIE di Gradisca d’Isonzo è scoppiata una rivolta, repressa poche ore dopo con lacrimogeni, perquisizioni interne ed isolamento per i prigionieri, che hanno però proseguito la lotta attraverso lo sciopero della fame. Lo stesso è accaduto nei CIe di via Corelli a Milano e Corso Brunelleschi a Torino.
Ovviamente anche qui la repressione non si è fatta attendere a lungo: militari e polizia per sedare le proteste hanno effettuato cariche, pestaggi, intimidazioni e isolamento dei reclusi.