| SPX: FIRMATO ACCORDO. LA LOTTA HA PAGATO, MA QUANTO? |
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| Tuesday 10 November 2009 | |
Ci è giunta ieri, lunedì 9 novembre, la notizia che i lavoratori SPX-Tecnotest, azienda multinazionale con sede a Sala Baganza, in sciopero e presidio permanente da circa due mesi (leggi), hanno firmato un accordo sindacale.Si tratta, come riconosce anche la Fiom, di un accordo difensivo. Ciò che è stato ottenuto, in sostanza, è una buonauscita per chi accetta il licenziamento, oltre all'assunzione di 3-4 unità di personale a fronte di un massimo di 45 fuoriusciti ed un minimo di 33. Entro fine novembe le parti si rivedranno per valutare gli effetti di questo accordo, e cioè per contare quanti lavoratori avranno accettato di farsi da parte. Fin qui i fatti. Ora è tempo di valutazioni. Dai pressupposti di partenza (licenziamento in blocco di 45 unità senza ammortizzatori sociali) e dal muro contro muro che si era creato, con l'azienda che aveva persino assunto guardie armate in funzione antioperaia, l'accordo è forse da accogliere con moderata soddisfazione, anche se di fatto segna la morte dell'azienda, almeno a Sala Baganza. Non sarebbe la prima volta, infatti, che dopo aver dismesso il reparto produttivo, la dirigenza di un'azienda smantelli anche gli altri comparti (amministrativo, assistenza e ricerca e sviluppo) nel giro di qualche anno. Si tratta di una strategia piuttosto datata, utile per dividere i lavoratori e per giocare più partite piuttosto che una singola contro l'intera forza lavoro. Allo stesso tempo, dopo due mesi di lotta, tra i lavoratori iniziava a esserci un pò di stanchezza, qualche ristrettezza economica, qualche malumore e l'accordo è stato ,infatti, siglato dal 90% dei lavoratori. Tutto nella norma, quindi? Siamo di fronte, ancora una volta, al solito bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? No. Le guardie armate e i contractors americani rappresentano un'anomalia inaccettabile, oltre che un precedente che potrebbe rivelarsi molto più pericoloso di quanto non sia stato percepito nell'immediato, davanti alla quale il mondo del lavoro, sindacati in testa, avrebbe dovuto reagire diversamente. Ma proviamo a guardare i lati positivi della vicenda. Intanto, i lavoratori (messi alle strette) sono scesi in lotta, hanno mostrato coraggio e determinazione. Ma che alternative avevano? Hanno scelto l'unica via possibile, l'unica via che abbiamo tutti noi: lottare per la difesa del proprio futuro; anche se, in questo caso, è stata una lotta evidentemente strumentale. Non hanno vinto, i lavoratori Spx, ma hanno portato a casa qualche risultato: 40.000€ lordi, due anni di stipendio, un tempo ragionevole per provare a ripartire in un'altra azienda, anche se probabilmente si poteva ottenere di più, soprattutto per quei lavoratori che oggi restano in azienda, ma con quale futuro? Anche il territorio ha reagito positivamente, stringendosi intorno ai lavoratori in lotta cercando di sostenerli moralmente e materialmente, anche se forse da alcuni settori sociali, teoricamente più avanzati, sarebbe stato lecito attendersi qualcosa di più. La speranza, comunque, è che da un punto di vista politico i lavoratori Spx, e non solo, abbiamo aperto gli occhi. Siamo di fronte, infatti, ad un caso tipico nel capitalismo odierno, fatto di finanza e capitali globali, dove manager statunitensi decidono a tavolino il futuro di decine di famiglie con le quali non hanno nessun tipo di relazione ne umana ne professionale. E dove gli uomini politici, salvo qualche raro caso, non hanno la minima volontà e nemmeno le possibilità per essere utili a qualcosa, dimostrando che la crisi della rappresentanza è figlia della crisi di potere delle istituzioni statali. Certi personaggi, con il loro codazzo di clientelismi e corruzione, servono ancora a qualcosa? |
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Ci è giunta ieri, lunedì 9 novembre, la notizia che i lavoratori SPX-Tecnotest, azienda multinazionale con sede a Sala Baganza, in sciopero e presidio permanente da circa due mesi (






